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Santoreggia: cos’è, botanica, proprietà, benefici e usi in cucina

santoreggia: cos'è, proprietà, benefici e usi

Il termine “santoreggia” viene spesso utilizzato per indicare la specie Satureja hortensis (L.), più utilizzata in ambito culinario. Invece, è un genere che comprende diverse tipologie di piante aromatiche, distinte tra loro per morfologia, aromaticità e preferenza di condizioni di crescita.

Le piante del genere Satureja spp. possono essere coltivate per insaporire salse, minestre e numerosi piatti di carne, pesce, ecc. Inoltre, vantano proprietà carminative, antisettiche, espettoranti ed antispasmodiche, grazie alle quali hanno largo impiego in cosmetica e fitoterapia.

Inoltre, le foglie della santoreggia sono ricche di vitamine, sali minerali e molecole dal valore antiossidante, utili per rinforzare le difese del sistema immunitario, soprattutto durante i cambi di stagione. Con la santoreggia possono essere realizzati infusi, tisane, liquori, ma anche maschere per la pelle ad azione tonificante. Infine, alcune credenze popolari attribuiscono capacità afrodisiache ai suoi olii essenziali.

Santoreggia: cos’è

Il nome comune “santoreggia” indica un genere (Satureja, L.) di erbe aromatiche appartenenti alla famiglia delle Lamiaceae, di cui fanno parte anche menta, origano e maggiorana.

All’interno del genere Satureja (L.) si distinguono più di 40 specie, diffuse lungo i territori costieri del Mediterraneo ed in alcune regioni del Medio Oriente. Tra queste emergono S. hortensis e S. montana, maggiormente utilizzate in cucina per le loro proprietà aromatiche ed officinali.

Altre specie abbastanza conosciute, ma di minor rilevanza in ambito culinario, sono quelle:

Valori nutrizionali della santoreggia

100 grammi di Santoreggia apportano circa 270 kcal (1080 kj) e contengono:

Composti chimici

Le foglie di santoreggia contengono numerose sostanze dal valore nutraceutico, tra cui vitamine, minerali, idrocarburi volatili (limonene, canphene, ecc.) ed alcuni composti chimici appartenenti alla famiglia dei terpeni, quali borneolo, nerolo e geraniolo. In dettaglio:

Proprietà e benefici della santoreggia

Grazie alla presenza di numerosi principi attivi dal valore nutraceutico, ha proprietà antisettiche, antispasmodiche, carminative ed espettoranti, che la rendono un ottimo rimedio fitoterapico per diverse condizioni.

Favorisce la digestione

Infusi, o tisane a base di santoreggia, grazie alla presenza di Carvacrolo, una molecola aromatica dalle proprietà digestive, sono indicati per ridurre nausea e disturbi gastrointestinali, come meteorismo, flatulenza, gonfiore addominale ed alterazioni dell’alvo (stipsi, diarrea, etc.). 

Lenitivo contro le punture di insetto

La santoreggia è un rimedio contro punture di zanzara, api o vespe. Strofinare le foglie, o applicare una goccia di olio essenziale di santoreggia sulla zona interessata, allevia gonfiore e infiammazione, procurando sollievo.

Rinforza le difese immunitarie

È una buona fonte di vitamina C e minerali dal valore antiossidante, che si rivelano un ottimo alleato per combattere raffreddore e stati influenzali, mentre, l’olio essenziale, ricco di timolo e eugenolo, svolge direttamente azione antibiotica.

Antiossidante

La vitamina C, assieme ad alcuni composti aromatici (borneolo, nerolo, geraniolo, limonene) dal potere antiossidante, hanno la capacità di ridurre i radicali liberi dell’ossigeno, svolgendo un’azione protettiva per intestino, fegato e reni.

Facilita la diuresi

Aiuta a migliorare il funzionamento renale, prevenendo la ritenzione idrica e gli inestetismi della cellulite.

Controindicazioni

Un normale consumo di santoreggia non presenta particolari controindicazioni. Tuttavia, deve essere evitata da chi presenta ipersensibilità verso uno o più dei suoi componenti, per prevenire il verificarsi di reazioni allergiche.

Inoltre, alcuni studi riferiscono che se assunta ad alte concentrazioni, la santoreggia sarebbe in grado di rallentare i meccanismi di coagulazione del sangue, aumentando il rischio di emorragia in caso di ferite gravi, o interventi chirurgici.

Quindi, si consiglia di consultare il proprio medico in previsione di:

Guida all’acquisto della santoreggia

Per uso culinario la santoreggia viene venduta in foglie, o in polvere, al valore commerciale di circa 10 euro/500 g. Si può trovare più spesso sotto la denominazione di vendita “erba pepe”.

Le foglie essiccate, per la preparazione di infusi, possono essere acquistate in erboristeria, o nei negozi online, al valore di 4-8 euro/100 g. Per essere sicuri di acquistare un prodotto di buona qualità è bene guardare che non vi siano semi.

L’olio essenziale di santoreggia viene venduto a circa 8-10 euro/10 ml. Si consiglia di acquistarlo presso rivenditori qualificati e prestare attenzione alle adulterazioni.

Infatti, l’olio essenziale di santoreggia, soprattutto quello della specie Satureja montana, viene spesso addizionato con quello di timo e, quando non dichiarato in etichetta, costituisce una frode commerciale.

Invece, per la coltivazione, le piante di santoreggia possono essere acquistate presso consorzi agricoli al prezzo di 5 euro l’una. Mentre i semi vengono venduti anche online, in bustine da 5-10 g, alla modica cifra di 2-3 euro l’una.

A cosa serve la santoreggia

Liquore

Un ottimo digestivo dal sapore pungente, facilmente realizzabile a casa propria.

Per la preparazione del liquore occorre procurarsi qualche mazzetto di santoreggia (100 g), lavare bene le foglie e lasciarle a macerare in alcol alimentare (500 ml) per almeno due settimane, preferibilmente al buio.

In seguito, all’alcol aromatizzato e filtrato dalle foglie di santoreggia, aggiungere dello sciroppo di zucchero precedentemente preparato (si ottiene riscaldando acqua, 500 ml, con lo zucchero, 300 ml).

Aspettare almeno due settimane prima di consumarlo, così da essere sicuri che la componente alcolica del liquore si sia ben amalgamata allo sciroppo.

Miele di santoreggia

I fiori di santoreggia sono un ottimo cibo per le api, che ne producono dell’ottimo miele di colore ambrato chiaro, fortemente aromatico, con retrogusto amarognolo e lievi note di caffè.

Cosmetica

Ha proprietà emollienti e lenitive, grazie alle quali viene utilizzata ad uso cosmetico come ingrediente di creme esfolianti per la pulizia di viso e corpo. Inoltre, ha proprietà sebo-regolatorie utili per rinforzare il cuoio capelluto.

Santoreggia in cucina

Le parti edibili comunemente consumate sono le foglie, che si utilizzano fresche, o essiccate, per aromatizzare piatti a base di carne, pesce, verdure, o legumi. Anche i fiori sono commestibili e si possono utilizzare, analogamente alle foglie, per conferire maggiore aromaticità alle pietanze.

La santoreggia può essere utilizzata da sola, o assieme alle altre erbe aromatiche, per ottenere una sinergia di sapori. È impiegata come ingrediente per salse, sughi, zuppe, o minestre. Ma anche come erba aromatica per insaporire arrosti, o stufati e si presta bene ad accompagnare le insalate.

Il suo sapore fresco permette di abbinarla a primi piatti di pesce, cozze al vapore e grigliate di gamberi e calamari.

Prima di approcciare una nuova ricetta, bisogna tenere presente che le diverse specie di santoreggia differiscono per intensità e sapore:

Tuttavia, si consiglia di non eccedere nel dosaggio, soprattutto se si utilizza S. montana, per evitare di coprire gli altri sapori del piatto, rovinandolo.

Caratteristiche botaniche della santoreggia

Nonostante vi siano alcune lievi differenze tra le varie specie, le caratteristiche botaniche delle piante appartenenti al genere Satureja (L.) possono essere riassunte come segue.

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Come si coltiva

È consigliato coltivare la santoreggia in zone a clima temperato-caldo e ben esposte al sole, preferibilmente riparate dal vento e dalle intemperie, anche se alcune specie sono in grado di sopportare temperature rigide (Satureja montana, L.). Può essere coltivata sia a terra, che in vaso, ad uso culinario, o ornamentale. Non presenta particolari esigenze di concimazione, ma richiede un buon drenaggio, pertanto si presta a tutte le tipologie di terreno, benché prive di ristagni idrici. Per una buona resa si suggerisce di distanziare ogni pianta di 25-30 cm l’una dall’altra.

Semina

La principale differenza tra le due specie di santoreggia maggiormente utilizzate riguarda la frequenza di semina: Satureja hortensis è una specie annuale, che richiede di essere seminata nuovamente ogni anno, mentre, Satureja montana è una pianta perenne.

Talea

Oltre alla semina, come per altre erbe aromatiche, si può eseguire replicazione per talea. Questa tecnica consiste nel generare una nuova piantina a partire da un piccolo ramo della pianta.

Dopo averlo reciso, occorre lasciarlo in ammollo in acqua per qualche giorno, poi sistemarlo accuratamente nel terreno, per fare aderire le nuove radichette.

Cenni storici

Il genere Santoreggia ha origine nei territori dell’Asia meridionale, per poi diffondersi nel bacino Mediterraneo grazie alle tratte commerciali. Anche anticamente la Satureja hortensis (L.) era la specie più diffusa e conosciuta.

I Greci la consideravano un potente afrodisiaco e la utilizzavano nei banchetti e nei cerimoniali in onore di Dionisio (il dio del vino), per stimolare la libido.

Invece, nell’antica Roma veniva impiegata principalmente per aromatizzare le pietanze e per realizzare salse di accompagnamento alle carni, poco si conosceva delle sue proprietà officinali.

È in epoca medioevale che la santoreggia inizia ad essere valorizzata come rimedio per alcune condizioni, quali:

Curiosità sulla santoreggia

Antiparassitario naturale

Oltre che per le sue numerose proprietà officinali, viene spesso coltivata negli orti a protezione del raccolto.

Infatti, è in grado di allontanare alcuni parassiti, ad esempio, gli afidi (comunemente chiamati “pidocchi delle piante”), piccoli insetti che potrebbero infestare e danneggiare la coltivazione.

Origine del nome

Sembra che l’etimologia del nome Satureja derivi dalla parola latina “saturus”, che letteralmente significa “sazio”, attribuito per via delle proprietà digestive della pianta, i cui infusi venivano consumati a fine pasto.

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